di Marco Marra
copertina di Chiara Casetta
PREFAZIONE DEL TRADUTTORE
Il Carteggio dell’apostolo silenzioso è un insieme di due brevi apocrifi attribuiti in pseudoepigrafa a un apostolo anonimo. Pervenutoci in latino, sarebbe stato originariamente scritto in siriaco. Fu rinvenuto nel 1877 nel corso di scavi non autorizzati relativi a una sorta di castrum romano ubicato nei pressi dell’altopiano di al-Karak. Il testo, come detto sopra, consta di due lettere. La prima è più lunga rispetto alla seconda, sebbene sia quest’ultima ad aver attirato maggiormente la curiosità degli studiosi. Ciò è dovuto alla controversia di certi passaggi e alla prefigurazione di un maestro dalle caratteristiche diverse rispetto a quelle evidenziate in precedenza. Studi filologici hanno portato a opinioni divergenti: alcuni ritengono corretta l’attribuzione a un unico pseudo-apostolo, altri ipotizzano la mano di autori distinti.
Non si può dare per scontata, inoltre, la natura protocristiana del Carteggio. Alcuni indizi, ad esempio l’incipit in cui si cita Moab, hanno spinto gli accademici a ritenere che il protagonista del resoconto possa essere un (altro) profeta e che i suoi seguaci abbiano raccolto elementi della nascente cristologia per enfatizzare la potenza della storia. Questa ipotesi prende il nome di Teoria del profeta moabita e, in un’ottica sincretica, non ce la sentiamo di escluderla apriori. Abbiamo, inoltre, scelto di proporre la traduzione nella massima attinenza all’originale, rispettando l’assenza di punteggiatura, il ritmo frenetico, la prosa scarna.
PRIMA LETTERA
Si dice che nei pressi di Moab sia sorto un nuovo profeta e che le sue profezie stiano per compiersi e si dice che questo profeta raduni le folle tutt’attorno e che ora predichi non più nell’ombra bensì nelle piazze e nelle vie prima invece predicava nell’ombra negli antri bui nelle taverne malfrequentate nelle sinagoghe smesse nelle paludi miasmatiche nei pressi delle tombe degli avi
prima i suoi discorsi avevano il sentore del preludio ed erano tuttalpiù parabole o allegorie o simboli ora i suoi discorsi sono diversi i suoi discorsi sono definitivi ora racconta di cose che hanno a che fare con la sabbia del deserto e con l’acqua dei pozzi e con le lacrime e col sudore e con la spada e inneggia a un mondo che non può essere visto né ora né dopo un mondo di cui nessuno ha mai sentito parlare e che nessuno ha neanche mai immaginato e dice che gli antichi sapevano di questo mondo ma che poi l’uomo se n’è dimenticato o non ne ha più voluto sapere e dice che questo mondo è riservato a coloro che lo seguono e dice che coloro che credono senza vedere siederanno alla sua destra e coloro che crederanno vedendo siederanno alla sua sinistra mentre coloro che non credono non siederanno affatto e di questo mondo i suoi seguaci vogliono conoscere di più e dunque gli pongono domande e certe domande tra quelle che gli pongono non meritano risposta mentre altre invece sì e le risposte ora sono diverse poiché quando predicava nell’ombra le risposte che dava non erano che enigmi o elucubrazioni incomprensibili o sguardi verso orizzonti e stelle lontane ma ora come dicevo le risposte sono diverse poiché quando predica nelle piazze e nelle vie le risposte che dà le dà in parole affilate come scimitarre o in discorsi che pare possano essere toccati come si toccano le rocce o in sguardi e spesso le risposte che dà le dà in sguardi rivolti alle mani o ai piedi e volte anche in sguardi rivolti agli occhi mentre solo poche altre volte le risposte che dà le dà in forma di prova
si dice in giro che abbia sanato la gamba ad uno storpio e che abbia fatto fiorire un campo sterminato dalle locuste e c’è chi dice che abbia fatto solo l’una o l’altra cosa e c’è chi dice che abbia fatto entrambe e c’è chi dice che la sua opera sia ancora più grande
[…]1 e che egli abbia risposto che non era la prova necessaria e che se avesse avuto pazienza avrebbe dimorato con lei alla sua destra al tramonto dell’ultimo giorno e che in quell’ultimo giorno di nuovo verrà nella gloria e che instaurerà il suo regno e che il suo regno non avrà fine e allora gli è stato domandato il significato della sua affermazione giacché se qualcuno di nuovo verrà significa che prima è andato via ed egli si dice abbia risposto parlando di un tempo che è limitato e di una coltre di nubi che si starebbero approssimando attorno al mondo e di un altro profeta che dimora lì da qualche altra parte e che usurperà il suo posto
da più parti si dice che abbia spinto alcuni a imbracciare i bastoni e altri a redigere resoconti degli avvenimenti e a prendere nota di ciò ch’è in atto e ciò ch’è in atto – si dice in giro – non ha a che fare con l’unione e con l’ulivo poiché ciò ch’è in atto – si dice in giro – ha a che fare con la spaccatura e con la spada.
SECONDA LETTERA
Da qualche tempo l’animo del maestro è profondamente mutato e lo vediamo taciturno e non predica più in pubblico e ha smesso le vesti del sacerdote2
quando il sole è allo zenit preferisce assentarsi dalla nostra presenza quando la luna è alta nel cielo notturno confabula con le ombre che abitano le stanze dentro di lui e quando sono le ore che precedono il mattino chi tra noi è insonne lo vede camminare nella foschia con gli occhi torvi e la schiena curva e il passo strascicato e chi tra noi è insonne dice di averlo visto camminare sino al giardino e di averlo visto parlare con il cielo3 e di averlo visto toccarsi con la mano destra le spalle e la fronte come in un rituale a noi sconosciuto4 e quando siamo a cena evita il vino e rifiuta di bere dal suo5 calice lasciando che i frutti raccolti nella sua canestra appassiscano
a chi domanda miracoli risponde col silenzio a chi domanda consolazione risponde col silenzio a chi domanda spiegazioni risponde col silenzio e chi tra noi lo conosce meglio dice che è perché il momento è prossimo ma come può esserlo se nostre azioni sono state tuttalpiù sortite e se i nostri risultati briciole chi tra noi lo conosce meglio dice che è perché ciò che doveva essere è stato ma ai raduni giungono sempre meno seguaci e mentre lo scudo che abbiamo eretto a sua difesa s’assottiglia la lancia dei suoi nemici affonda più profondamente chi tra noi è più giovane ha ipotizzato il fallimento o la menzogna o l’errore di valutazione e chi tra noi lo conosce meglio ha inveito e messo a tacere
ma l’ho vista bene negli occhi – di chi tra noi lo conosce meglio – quell’ombra sì quell’ombra impercettibile che si nutre sì che si nutre del dubbio.
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- Il passaggio in questione, che anticipa il passaggio escatologico della lettera, è risultato intraducibile. ↩︎
- Si è scelto di preferire l’uso della parola sacerdote data la presunta funzione teologica del brano. Alcuni studiosi ritengono più appropriato l’utilizzo di una diversa terminologia: guerriero – combattente – ribelle. ↩︎
- Letteralmente: con lassù. ↩︎
- I fautori dell’ipotesi cristiana vedono in questo gesto una prefigurazione del segno della croce. Coloro che propendono per l’ipotesi del profeta moabita ritengono si tratti di un’interpolazione successiva. Un’ipotesi formulata di recente, che di fatto coniuga le precedenti, suggerisce una conversione al cristianesimo da parte del profeta moabita. ↩︎
- Letteralmente: di lei. Il passaggio è controverso. Qualche studioso fuori dal coro ha ipotizzato sia un riferimento a Maria di Magdala ma ci pare una suggestione priva di fondamento. ↩︎

Bello. Leggerlo è stato come pregare su una barca alla deriva, affidandosi alla corrente.