di Pietro Pit Allevi
copertina di Pensione Pochettini
Qualche giorno fa ho deciso di cambiare vita: una questione di cuore, certamente. E di sopravvivenza: la mia, e quella di Charlie.
Ho iniziato a pensarci un sabato mattina: facevo la spesa al discount vicino alla stazione, nel sacchetto dei bastoncini di verdure surgelate e qualche pacco di pasta, quando. Quando ho alzato la testa per guardarmi intorno, come colto da. Ehm. Da una specie di Epifania, credo. Ho deciso di cambiare vita lì, in quel momento. E morire, prima o poi. Morire prima o poi, senza farla troppo lunga e buttarla in piagnisteo, perdio. Prima di pagare l’ho comunicato alla cassiera, mi è sembrata la cosa giusta da fare. Per un discorso commerciale, cazzo, di vendita. Non si affezioni al sottoscritto, signorina, mi faccia questa cortesia. Non mi proponga tessere, bollini, sconti o chissà che cos’altro. Non potrò mai essere un cliente … come dite voi? Fidelizzato, ecco. No, direi proprio di no. Fra non molto non ci sarò più, non se la prenda. È stata come un’intuizione, poco fa, in fondo, nel reparto degli insaccati. Non so se le è mai capitato? No, vero! Le devo?
Dal supermercato in poi, studio attentamente ogni giorno che il buon dio manda in terra. La mattina, per esempio, articolo la domanda a voce alta, scandendo minuziosamente le parole, una ad una, così che Charlie possa sentirmi forte e chiaro.
Stamattina anche, Può essere il giorno buono, amico?
Forse al posto di amico ho infilato la parola amore, forse, non saprei così su due piedi. Può essere, sì. In fondo ormai abbiamo raggiunto una sorta di dimestichezza con il linguaggio, e la parola amore è stato sdoganata da entrambe le parti.
E comunque oggi è domenica: non si stravolge la propria vita di domenica, mi sono detto.
Charlie, è solo questione di tempo: giorni, probabilmente qualche settimana, non ho ancora pensato ai dettagli. Lo farai? Di pensarci, Charlie? Di morire, Lo farò, certo.
E comunque tu sarai lì ad aspettarmi, me l’hai promesso: in fondo tornerò … come dire, sotto mentite spoglie, ecco, così come sei tu. Ma sarò sempre io, Cip, come si dice, dentro, nell’anima. Se voglio posso: lo dice anche Franky McNamara: fallo! Se vuoi, puoi. Hai presente, sul secondo canale, il martedì sera? Ah, quell’uomo è un genio! E se poi non succede?, Tornerò Charlie, lo farò per te. Sì, insomma, per noi, Mi prometti che succederà?, Te lo prometto, non credo proprio di. Riuscire. A. Beh, ci siamo capiti, non farmi dire. E comunque quando poi tornerò sarà tutto più. Giusto, non pensi? Così come l’abbiamo sognato fin dall’inizio, io e te. Non saremo uguali, quello no, non direi, ma fatti della stessa pasta, senz’altro. Non vedo l’ora, sai. Ma non oggi, è domenica.
Triste cambiare vita di domenica, vero?
Il mio amico viene dalla pancia del Luna Park: il proiettile in gomma dura del fucile che arriva diritto al cuore del bersaglio in un giorno uguale a molti altri: è iniziato tutto così. E da un pupazzo in carne animale da portare in trionfo a nessuno, nel monolocale in via delle Fosse 37, quartiere Tomba. Un panda con l’occhio sinistro cerchiato di nero, come avesse preso un frego di botte.
Il secondo colpo che disegna la traiettoria del primo, e che ancora una volta arriva, abbatte, vince. Ho una mira invidiabile frutto di allenamenti sfiancanti al poligono, e di tanti sacrifici per imparare a sparare. È fondamentale. Il sacrificio, intendo. Anche sparare, ovvio. Nella vita non puoi mai sapere cos’hanno intenzione di farti le persone che incroci lungo la strada, o in spiaggia, in banca. Io per esempio non mi fido.
Alla ragazza dello stand gliel’ho detto, che forse era un po’, ecco, un po’ troppo grande, eccheccazzo! Cresciutello, no?, e che, forse, mi sa di no, non credo, non avrei avuto a casa una palla di vetro così capiente, prova a guardarlo, diamine, è alto come me!
La ragazza dall’altra parte del bancone mi ha detto Unapalladivetrocosìcapiente!?!? Ma ti senti quando parli? Quindi tu un cuore non ce l’hai? Io un cuore non ce l’ho? Certo che ce l’ho, cosa c’entra? E comunque dice che avrei potuto portarlo a letto con me, la ragazza delle giostre, stabilire un contatto, senza per forza doverlo infilare in una banalissima palladivetrocosìcapiente, che Charlie è ubbidiente e educato. Un tipo, me ne rendo conto, ma la sua disponibilità ad essere un buon compagno di vita è massima, io lo conosco da sempre. E non sporca in giro, o comunque se lo fa, ha la buona creanza di pulire. La buona creanza, macchecc… Te lo posso giurare su dio, anche se lo so bene che non si dovrebbe giurare mai, per rispetto al Signore.
Si può sapere come ti chiami? Cip, chiamami Cip, Te lo giuro Cip senza cuore per amare, Charlie è una pasta di animale. Somiglia più agli uomini che non a qualsiasi pesce vivo sulla faccia della terra. Ma agli uomini intelligenti, molto intelligenti. Quando dorme è una tomba, dovresti vederlo. Silenzio assoluto, da non crederci. Come non averlo. E ti dà affetto, visto che ne hai bisogno e hai un cuore grande così. E comunque per Panda non hai fatto tutto questo casino. Grazie, è la metà di Charlie, nel caso non te ne fossi accorta, Signorinasotuttoio!!! Vivo insieme a questi animali da quando sono nati, stronzettochenonseialtro. Renderanno il mondo un posto migliore, e non il buco di culo in cui viviamo oggi. Charlie, Panda, hanno un’anima nobile prima di avere una testa che funziona. Il loro mondo sarà il migliore dei mondi possibili. E poi io sono molto più simile a loro che non a te, ma ti sei visto? Eccomi, sono qui Signor Tempesta. La trovo bene. Mi dia un secondo, arrivo subito. Ilmiglioredeimondipossibili?! Macheccazzo c’ent … Ahhh, fanculo!
Abbiamo fatto il tragitto insieme, dal LunaPark a casa mia. Panda non ha fatto parola per tutto il tempo, ed è rimasto, dall’inizio alla fine, quattro cinque metri dietro di noi. Charlie, invece, per rompere il ghiaccio, mi ha detto se mi stava bene che diventassimo amici, e di non ascoltarla, la ragazza dello stand, È fatta così, un po’ acidella: completamente scollegata dalla realtà. Completamente. Fusa, andata, toccata. È convinta, spetta, come dice?… cheilmondosaràgovernatodaesserispecialicomenoi. Un pesce al governo per Il migliore dei mondi possibili. Questione di tempo, dice. Poco, pochissimo tempo. Completamente scollegata, mm. Cosa vuoi. Ci conosciamo da una vita, si chiama Senja. L’ha sempre avuto quel carattere da primadellaclasse. È stata appena piantata dal ragazzo, quindi se la rifà con tutti, ma è innocua, in fondo.
Aspetta un attimo! Ha preso un foglio di carta ed una matita da una tasca sulla schiena, Charlie, l’ha riempito di scarabocchi e, come fosse la cosa più ovvia del mondo, me lo ha allungato con un entusiasmo quasi feroce, che ho trovato, quel giorno, nel tragitto dal LunaPark a casa mia, del tutto immotivato. Un sentimento fuori luogo, l’entusiasmo del pesce.
Ho preso il foglio, la scrittura era quasi incomprensibile, i caratteri molto lunghi e stretti. Ho provato a decifrare il geroglifico di un pesce rosso che cammina come me, parla con le stesse parole che uso io, ed è qualche centimetro più basso, ma di un’inezia. Insomma: Vuoi diventare il mio migliore amico del mondo? Poco più in basso c’erano tre quadratini, di fianco al primo c’era scritto Sì, di fianco al secondo No, di fianco al terzo Ci devo pensare.
Non lo nego, sarei falso se dicessi che … Beh quella domanda mi ha fatto venire … cazzo, ho quasi vergogna a dirlo. Fanculo, le farfalle. Mi ha fatto venire le farfalle nello stomaco. E mi sono emozionato nella pancia e nel cuore, un po’, e. Ho pianto, va bene? Come ho fatto quando l’elefantino Dumbo muore con le orecchie grandi che lo facevano volare nel cielo blu dipinto di blu. E che poi non l’hanno fatto volare più, l’elefantino Dumbo della mia infanzia.
Ho riletto la domanda: ho cercato, per quanto possibile, di darmi un contegno, e con la matita ho disegnato una croce sul quadratino Ci devo pensare, dopodiché ho allungato il foglio a Charlie che, dopo aver notato dove fosse finita la crocetta, si è fatto triste sul muso di pesce rosso alto come me umano come me.
L’ho abbracciato quella volta, gli ho detto Scherzo, certo che voglio diventare il tuo migliore amico del mondo!! Non fare quella faccia da pesce stronco!! Lui ha buttato in aria il foglio come avesse vinto la lotteria di Capodanno, ha ricambiato il mio abbraccio e ci siamo messi, quella volta, a ballare sulla vecchia strada che dal Luna Park porta a casa mia, un sentiero di campagna con tante pannocchie da una parte e pannocchie, file sterminate di pannocchie dall’altra.
Ho sempre saputo che i pesci rossi muoiono solo per sbaglio, gli dico.
Siamo sul divano, e ci guardiamo forte, nel monolocale ammobiliato in via delle Fosse 37, quartiere Tomba. La luce è debole per mantenere il riserbo, l’intimità.
Charlie è bello da far perdere il sonno, e rosso, vorrei che tutto continuasse ad essere bello per davvero. Per sempre, bello e rosso, senza finire mai.
Lui dice che i pesci rossi muoiono solo di riflesso: dipende dall’amore.
Che i pesci rossi sono creature delicatissime, e sentimentali, creature straordinariamente sentimental, e se soffrono nel mondo di tutti i giorni poi muoiono, non ci sono più.
Se ti prendi cura di loro, i pesci rossi nel mondo ci restano, senza grosse questioni. Qualche volta facciamo morire gli altri, dice, per evitare di aspettare senza avere la sicurezza che l’amore rimanga. Ma non capita quasi mai, giuro.
Mi sono spiegato? Sì, direi di sì. Più o meno, anche se. Non è chiarissimo tutto quanto, ad ogni modo.
Panda si è messo rannicchiato nell’angolo della cucina, è un tipo taciturno e ambiguo, ma forse neanche, solo molto, molto timido, non saprei. Ci guarda, ascolta e sorride della circostanza, senza darlo troppo a vedere. Come non volesse darci soddisfazione. Non ha mai detto niente, dal LunaPark fino ad oggi. Alle nostre domande ha sempre risposto con dei cenni impalpabili del capo. Noi abbiamo sempre sostenuto il suo silenzio, e non gli siamo mai stati d’impiccio. Credo sia giusto così, in fondo Panda è autonomo, spesso è fuori casa. Dove sporca pulisce, e non è interessato a niente che ci sia in TV, che Dio lo strabenedica! Forse, nel suo profondo, ci vuole bene. Forse. Certo, difficile credere che provi per noi un sentimento di indifferenza. O di fastidio, di odio: lo escluderei a priori. Il fatto è che per ora non ha il coraggio di mettere la croce in nessuno dei tre quadratini. Questione di tempi: ognuno ha i propri.
Forse Panda davvero ha preso le botte, un frego di botte, e a me e a Charlie, per davvero ci dispiace tantissimo anche se, in fondo, non ci diciamo niente, ci guardiamo e basta. Ci guardiamo e ci capiamo, come quando c’è il sentimento e ti basta poco. Io e il mio migliore amico del mondo.
All’inizio è stato tutto rose fiori baci carezze e, anche se quello che ha dovuto adattarsi agli sconvolgimenti della casa sono sempre stato io. Sempre, cento volte su cento.
Quando andiamo a letto, la sera, Charlie mi ripete ogni volta – quasi fossi un vecchio rincoglionito che ha perso del tutto la memoria – mi ripete che non vorrebbe trascurare le sue origini, e recuperare, ritrovare le radici. Così ha l’abitudine, ogni sera, di riempire fino all’orlo la stanza d’acqua: una questione primordiale, prova a metterti nei miei panni! Così, cazzo, mi tocca dormire con la testa allungata di fuori, perché i polmoni da questo punto di vista non mi aiutano, e poi va a finire che muoio io perché sono un pallone d’acqua e non respiro più, e muore lui, Charlie, il mio migliore amico del mondo, che soffre le pene dell’inferno perché l’amore che c’era prima adesso si è gonfiato con me e si è rotto, spaccato, scoppiato come una bolla di sapone nel tormento dell’acqua; soffre così tanto che fino ad un certo punto resiste, oltre non resiste più e si lascia stramazzare al suolo. Fine atroce, una cosa da non crederci.
I pesci rossi muoiono raramente, dipende da cura e attenzioni, certo.
Di riflesso, muoiono di riflesso, punto.
Se l’amore non c’è più, i pesci rossi lo fanno presto, di morire. Così, da un momento all’altro. Charlie è stato chiaro. Fin da subito, all’incirca.
Mi sono sempre adattato all’acqua, e ai suoi pasti, il più delle volte. Charlie ha una passione smisurata per la cucina sofisticata, ci tiene molto a preparare i piatti tipici della sua tradizione di pesce, dovreste vederlo. La porcheria che ha sempre mangiato anche quando stava con la ragazza stronza e bellissima del Luna Park, Senja; quello è il suo coniglio nel cilindro. È tutt’altro fuorché un piatto banale, scontato. È una delle cose più sottovalutate al mondo. Voi esseri umani siete convinti che noi pesci rossi mangiamo la sabbia. Non avete capito niente. Niente, meno di zero.
Io l’ho sempre trovata, come dire, una sorta di minestrina secca secca, saporita anche troppo, che sa quasi di carne cruda, e che mi si incastra tra i denti, per giunta, ogni cazzo di volta. Charlie dice che non devo masticare, Imbranato! Ti si spaccano i denti così, quella è una specialità che va amalgamata dalla saliva, succhiata, Tieni chiusa la bocca, forza ragazzo! Lasciala dentro, succhia a fondo, butta giù. Ci sono cose più difficili al mondo, non credi? Mi sono esercitato per molto tempo, lui mi è sempre stato vicino anche nei momenti difficili, quando quella robaccia mi andava di traverso e mi veniva la tosse del dilettante, lui la chiama così, Tosse del dilettante, in pratica quando non riesci ad approcciarti a ‘sta roba perché non ti sei preparato a sufficienza, Un movimento meccanico, costante, soprattutto spensierato, guarda me Cip. Charlie è davvero bravissimo, tutto gli riesce facile. Non pensa quando succhia, a niente; il suo gesto è misurato, dolce. L’emblema della naturalezza, una perfezione invidiabile.
Ci tiene a cucinare, è una delle sue grandi passioni, la cucina.
Il nuoto, mi dice, sempre per una questione legata alle radici, ai primordi. Tipo una menata atavica, robe così. Da quando ti conosco purtroppo non mi alleno più come vorrei, sono cresciuto, prima stavo in vasca anche tutto il giorno, ero diventato un pesce, dice ridendo, un pesce con le palle, capisci cosa intendo? Capisco cosa intendi Charlie, Ecco bravo.
Senjia, la ragazza delle giostre, ti ricordi? Ecco lei, per esempio, mi ha sempre consigliato l’agonismo. Quando arriverai a governare il mondo, diceva, l’aspetto fisico sarà importante. L’occhio vuole la sua parte: è una questione di credibilità. Sei più affidabile se sei bello, non siamo ipocriti. Senja, che umanoide esaurita! La verità è che per la competizione non ci sono mai stato portato: io sono un pesce morigerato, tranquillo. E poi vorrei stare con te. Un pesce rosso che vuole stare con te, il più possibile. Ci vogliamo bene, andiamo d’accordo, ho risposto. Andiamo d’accordo, certo, mi dice lui. Ci vogliamo bene. Ne approfitto un po’ di notte, è per quello che tendo sempre a riempire la stanza di acqua: per non perdere del tutto l’allenamento.
Lo so che qualche volta sono invadente Cip, mi dice con gli occhi bassi il mio migliore amico del mondo, Ma se ci pensi è l’unico momento della giornata in cui io ritorno da dove sono venuto, e non voglio dire che stavo meglio prima di conoscerti, assolutamente non sto dicendo questo, credimi; il fatto è solo che mi piacerebbe mantenere le vecchie abitudini, qualche volta, per non dimenticare chi sono. Da dove vengo.
Io gli dico che capisco, Ci mancherebbe, per l’amor di dio, È giusto mantenere le proprie radici, come dici tu, e tornarci qualche volta, nelle abitudini, anche se la vita è cambiata, stravolta, come nel tuo caso.
Mi fa piacere che tu capisca, dice lui, sei sempre così attento nei miei confronti. Ti ringrazio tanto, sei il mio migliore amico di tutto il mondo. Non ti cambierei con nessuno, giuro.
Anche tu sei il mio migliore amico di tutto il mondo, gli dico, e saremo migliori per sempre. Giuro.
Sai cosa, mi dispiace per Panda Charlie.
Da quando lo conosciamo non c’ha degnato di una parola, non vorrei fosse, come posso dire, invidioso, geloso!? Ecco, non vorrei fosse geloso del nostro rapporto.
Insomma Pit, prova a metterti nei suoi panni, Panda è sempre vissuto all’ombra della nostra amicizia. Sono convinto che Panda si sia innamorato di te fin dalla prima volta che ti ha visto, quando ti è stato consegnato al Luna Park. Pensava di tenerti con sé per tutta la vita, di non doverti dividere con nessuno. Dai pensaci!
Potrei sbagliare, ovvio, ma non credo. No, non penso sai Charlie. Panda è semplicemente molto, molto timido. Preferisce stare da solo, vivere in disparte, è un solitario, in fondo. Niente di più e niente di meno che un solitario. Un artista, secondo me Panda scrive le poesie sulla solitudine, sulla vita, non so, magari anche su di noi.
Qualche volta l’ho visto piangere, quasi per sbaglio. Era di là in salotto, ci guardava, a me e a te, ci spiava con la convinzione di non essere visto. E piangeva come un bambino, avresti dovuto vederlo. Mi si è spezzato il cuore. Piangeva a nostra immagine e somiglianza, Pit.
Ho sempre fatto finta di non vederlo, cosa avrei potuto dirgli? In fondo.
Prova a metterti nei suoi panni, non deve essere bello.
È come se pensasse a perfezionare il suo pianto, ogni volta sempre di più, fino a rendere la sua malinconia perfetta, Sarà. Per poterla scrivere e raccontare, la sua malinconia. Vincere premi letterari importanti, e farsi conoscere. Può essere. Vivere di scrittura, cosa ne pensi?
Senti, a parte Panda. È un po’ che voglio chiedertelo Charlie. Sì. Ecco. Come dire. Tieniti forte. Vado … vuoi diventare il mio fidanzato? Primo quadratino Sì, secondo No, terzo quadratino Ci devo pensare. Mi sono messo a ridere. Per il nervoso. Paura della risposta. Non dirmi niente ora. Sappi solo che per essere dei buoni fidanzati Charlie, io dovrei cambiare. Trasformarmi, letteralmente. Cambiare radicalmente. Se voglio, posso. McNamara, ti ricordi? Canale due, il martedì sera. Io di lui mi fido, ha un pubblico che non finisce mai. E poi ha ragione. Dipende da me, non credi anche tu?
Così, da qualche giorno a questa parte ho deciso di cambiare vita: una questione di cuore. E di sopravvivenza, certo: la mia, e quella di Charlie.
Lunedì, facciamo lunedì e non se ne parli più. Prendo qualche giorno di meditazione, e di introspezione a capofitto nei meandri della mia anima, vero? È importante la forma dell’anima in un periodo di transizione come quello che sto vivendo.
Esprimi l’ultimo desiderio, Nella mia prossima vita vorrei essere un pesce bello e rosso come te. E fare la vita che fai tu, dico al mio migliore amico del mondo che finalmente ha deciso, e ha messo la crocetta dove mi aspettavo la mettesse. Ci conosciamo da un po’, oramai. E ci vogliamo bene, no? Ci vogliamo bene, sì. Dice lui. Ci conosciamo da un po’. E se poi non torni? Lo escludo, non succederà, Mi prometti che tornerai?, Te lo prometto, Quando torni ti preparo una specialità, ti piacerà Cip. Mi piacerà. Ti voglio bene Charlie. Già.
Il lunedì mattina, poco prima delle sette, Charlie mi ha chiamato, Svegliati amore, ci siamo. Mi sono alzato, ho aperto il rubinetto, mentre il livello dell’acqua nella stanza saliva ad un ritmo vertiginoso, ho visto Panda con l’occhio sinistro cerchiato di nero spiarmi da dietro la porta. Lui mi ha guardato forte, e ha cominciato a. Piangere, credo. Una disperazione silenziosa. Forse aveva ragione Charlie. Che fosse innamorato del sottoscritto? Più l’acqua saliva e più il suo pianto si faceva mite, pacato. Quando l’acqua mi è arrivata alle ginocchia finalmente sono riuscito a piangere anch’io, a capire cosa volesse dire la malinconia di un Panda che decide finalmente, oggi, di scambiare le sue lacrime con le mie. Lui e Charlie vicini, l’uno stretto nell’altro, l’acqua giunta fino al mio ombelico umano. Charlie sorride con. Sorride. Con. Con i denti dell’amore: l’amore più bello e rosso della mia vita che ora bacia la bocca di Panda con un sorriso acceso dentro, il sorriso.
L’acqua. L’acqua mi è arrivata fin sopra la gola, apro la bocca e mando giù, senza morderla, per amalgamarla alla saliva, e accelerare il processo. Mi fa male tanto il cuore. Faccio in tempo a vedere Senja raggiungere la coppia di animali sulla porta del corridoio. Con loro c’è anche il Signor Tempesta. Mi guardano senza dire niente, tutti e quattro. Ridono, incollati ai loro posti come statue di gesso. E si abbracciano, ora, mentre io ho deciso di cambiare vita di lunedì. Mentre l’acqua, l’ultima acqua della mia vita di essere umano è arrivata a lambirmi la fronte, nel nero definitivo di due occhi chiusi, io sto qui e aspetto, a bagnomaria in questa placenta originaria che mi tiene al caldo, aspetto di uscire dalla vagina di un mondo nuovo. E mentre deposito per sempre, nell’alveo della mia piccola morte passeggera, il dolore di tutti gli uomini, penso a quanto sarà bella e rossa la mia vita da pesce. Come quando da bambino annusavo i colori, ed ero vivo.
E il migliore dei mondi possibili era una palla di vetro senza di me, prima o poi.
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