di Savina Tamborini
copertina di Chiara Casetta
Mia madre me l’aveva detto che sarebbe finita, ma non era come pensava. Che ne poteva sapere del nostro amore, lei che appena l’aveva visto, aveva deciso che non le piaceva. È troppo alto, come fai a baciarlo? È troppo peloso, ma poi ha iniziato a depilarsi. Fa il fruttarolo, ma che ci fai con uno così?
Si sbagliava. Non era vero, come diceva lei, che io e lui eravamo il giorno e la notte, che non avevamo nulla in comune, che non ci poteva essere dialogo tra noi. Noi, mamma, eravamo fatti l’uno per l’altra come la mela e il bruco, la pioggia e il sole quando c’è l’arcobaleno.
Il banco del mercato dove lavora lui è chiuso, ovvio. Vado a quello dopo. La signora mi dice che gli avocado sono maturi al punto giusto, ma è una bugiarda perché io lo so bene, e questo l’ho imparato proprio da lui, che è difficilissimo trovare buoni avocado. Ma io mica me li devo mangiare, li compro per lui e quando dico alla signora che voglio comprarli tutti, si volta verso la montagna di avocado come se potesse cadere da un momento all’altro e mi guarda preoccupata. Le costerà una fortuna.
Tiro fuori i soldi, arrotondo che la mancia se la meritano proprio i figli che mi aiutano a portare le buste a casa.
Prima di conoscerlo, gli avocado a malapena sapevo cosa fossero, ma a lui piaceva tanto cucinare le verdure fresche e mangiare la frutta prima dei pasti perché diceva che non facevano ingrassare. La mia cucina non prevedeva esotismo. Lui invece era esotico nel sangue e stava al mercato con l’avocado tra le mani, col coltello a fare un taglio netto deciso, il nocciolo che rotola sul pavimento bagnato, vicino c’è il banco del pesce e il ghiaccio cola, e il pescivendolo con la pompa in mano che spruzza acqua per la freschezza.
Me ne aveva messo un pezzetto in mano e rideva, si sganasciava, che non ci credeva che era la prima volta. Quante prime volte con lui. Il fidanzato dei primati.
Allora, ti piace?
Assai.
Non era vero. L’avocado non sa di un cazzo, ma volevo fare colpo su di lui, mi piaceva acchiappare gli uomini così, facendo credere che il merito era il loro e non la mia volontà di ingannarli. Li faceva sentire importanti come giocatori ai casinò a cui si riserva un riguardo speciale. I perdenti che credono di vincere.
Arrivata a casa, dico ai figli della signora di lasciare le cose fuori e di non disturbarsi a entrare, faccio io. Se ne vanno e il corridoio è tutto occupato dalle buste di avocado. Sono stanca, al chiuso l’odore è intenso. Apro le finestre e in bagno non entro, anche se avrei tanto voglia di schiacciargli un altro punto nero. L’orgasmo dei miei occhi.
Lui che, se non fosse stato per me, avrebbe avuto quei pezzetti morti dentro il suo corpo. Forse lui era già morto dentro. Era fatto così. Come quando mi chiamava all’improvviso, dai, facciamo un picnic, ti vengo a prendere fra un’ora.
Sulla coperta, il cestino di vimini, le fragole e il vino rosé. Lui a torso nudo e io riversa sulla sua schiena, con le unghie nuove di manicure, a schiacciare i suoi punti neri. Ne aveva così tanti, una costellazione di goduria. E lui che si prestava, subiva i miei pizzichii, la pelle bucherellata e arrossata. Me lo lasciava fare perché sapeva che poi anche lui avrebbe avuto ciò che voleva. Forse per questo mi ero innamorata.
Ma che ci trovi di bello?
Mi eccitano.
Vuoi dire che ti piacciono i miei punti neri più del mio cazzo?
Non poteva capire, poverino, in questo mia madre aveva ragione, era un po’ limitato.
Voglio dire che mi piace la sensazione quando il punto nero esce come un vermicello piccolo piccolo.
Ahi! Mi hai fatto male!
Guarda.
Che schifo!
Mi fa stare bene.
Ti piace farmi soffrire, altroché! Poi ti faccio vedere io che ti faccio.
Lo sapevo già e non me ne fregava niente.
Ma quando l’hai scoperto?
Che sei un deficiente?
No scema, i punti neri, che ti piacciono, ma ti eccitano davvero? Mi tocca e avvicina la bocca.
Ora sei bagnata?
Sì, ma mollami.
Eddai, tanto non c’è nessuno.
Da bambina li toglievo a zia Stella. Lei ne aveva di giganti. Spremevo la pelle, a lei dava fastidio e protestava, smettila, mi fai male, non voglio più, ma poi se lo faceva fare perché mi voleva bene. Lo faceva per me.
Non mi toccare! Mia madre invece non voleva.
Dai mamma, solo uno.
Da me non voleva essere toccata e io non l’avevo mai vista nuda. Sosteneva di non avere quegli orribili punti neri che io andavo cercando. Cosa credevo?, lei la pelle se la curava, ci teneva e l’estetista era la sua seconda casa.
Che sorpresa però quando gliene vidi uno dietro la nuca, appena sotto l’attaccatura dei capelli. Ero già un cranio più alta di lei. Il buco era profondo, la puntina nera appena visibile dentro. La pelle era rigonfia intorno. Dovevo farlo. Cedette alle mie suppliche e si fidò di me.
E va bene, disse.
La feci sedere. Le raccolsi i capelli, inclinai la testa a favore della lampada. Avrei voluto che tutto accadesse al rallentatore, ma lei aveva fretta, dai, sbrigati. Voleva togliersi quella seccatura il più in fretta possibile.
Appoggiai la punta delle dita sul suo collo. Le unghie tutte sbocconcellate, che allora me le mangiavo. Feci una piccola pressione e la puntina nera emerse sulla superficie della pelle. Se avessi potuto, mi sarei strusciata contro l’angolo del tavolo, come facevo quando ero a casa da sola.
Allora? Ma quanto ci metti?
Il tempo che serve. E stai ferma.
Premevo dal basso verso l’alto, il punto nero usciva lentamente. C’era tanta roba lì dentro.
Senti ma quel ragazzo—
Ma’, non ne voglio parlare.
A me non importa niente, basta che non te lo fai mettere dentro.
Glielo prendo solo in bocca.
E lui che ti fa?
Me la lecca, dice che sa di avocado.
Scoppia a ridere. La figa sa di pesce, ma quale avocado!
Il punto nero usciva ancora, era lunghissimo. Non volevo che finisse mai e avrei voluto che mia madre stesse zitta.
Comunque senti a mamma tua. Agli uomini non gliela devi da’. Prima vi sposate e poi… Ahia!
Avevo schiacciato troppo e il punto nero si era spezzato. Premetti più forte perché in profondità ce n’era ancora, ne volevo ancora.
Ahi, ma che sei matta? Mamma si scostò di colpo e mi lasciò col coito interrotto.
Le venne un’infezione e la pelle si gonfiò talmente tanto che ebbe per mesi una protuberanza dietro il collo. Le faceva male e si incazzò con me, la colpa come sempre era la mia, il punto nero era rimasto dentro di lei nel profondo del suo essere come una cosa irraggiungibile. Ormai aveva la morte dentro e si rassegnò.
E dai, l’ultimo, l’ultimissimo te lo giuro.
Non mi chiamava quasi più. Aveva sempre delle scuse, la moglie che stava male, le figlie dal dentista, il lavoro al mercato e il torneo di calcetto. E ‘sticazzi, gli dicevo. Alla fine si degnava di incontrarmi solo dopo averlo tartassato di messaggi. Anche le minacce avevano il loro effetto, se non ci vediamo, dico tutto a tua moglie.
Mamma mi aveva avvertita, i messaggi sono molto chiari, ti lascerà. Mi aveva anche attaccato la solita pippa. Anche quest’altro. Ma che ci fai tu agli uomini?
Va bene, però prima scopiamo.
Eh, no. Prima il punto nero.
Però poi te lo metto nel culo. Stavolta te lo sfondo.
Allora beviamo. Ho comprato un pinot nuovo.
Ma è mattina!
Da quando ti fai ’sti problemi?
Che saporaccio però.
Non ti piace?
Troppo amaro.
Questo mi è sempre piaciuto di te.
Eh?
Che te ne fotti. Prendo il suo calice vuoto, verso un altro bicchiere che si scola in un fiato.
Dai, levati la maglia.
Giura però che poi sparisci dalla mia vita.
Te lo giuro.
Lo aiuto a entrare nella vasca da bagno. È già fatto di sonnifero e si addormenta subito. Ha la testa reclinata indietro e dalla bocca aperta esce un rantolo di sonno. Un bell’uomo, il bell’addormentato. Scelgo il punto nero che ha sulla spalla. Lo schiaccio, godo, mi tocco e vengo.
Prendo il cuscino e faccio pressione sul suo volto. Il corpo sussulta e lui muore.
Squilla il telefono. È mia madre, vuole sapere come è andata.
È finita.
Te l’avevo detto che ti avrebbe lasciata.
Questa volta l’ho lasciato io.
Comunque, fattelo dire a mamma tua, con gli uomini sei proprio una frana.
Gli schiaccio tutti i punti neri, non ne ha più neanche uno. L’ho ripulito tutto, meglio del sudario. La pelle è fredda e livida. Io invece avvampo, ho ancora voglia di punti neri e di venire.
Prendo le buste con gli avocado e le svuoto una dopo l’altra dentro la vasca. Lo ricopro di avocado, che a lui piacevano tanto, così non vedo più la sua faccia e lui ha una degna sepoltura. Mi viene da ridere.
Se prima ero stanca, ora sono stravolta, ma ho ancora voglia di godere. Mi siedo al computer. I video di gente che schiaccia i punti neri sono tanti. Mi viene fame, ma il frigo è vuoto. Alla fine al mercato avevo comprato solo avocado.
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