Mappature e strategie

di Danilo Pettinati
Copertina di Sante Cutecchia

Si rialza lentamente e raccoglie le matite. È andata così, si dice, per questa volta. Il righello si aggiusta con lo scotch, pensa, e li guarda allontanarsi, tra pacche e risate. Per fortuna, il Quaderno Privato è salvo.
Vorrebbe urlare: vigliacchi, ma ha paura che tornino, più cattivi di prima. E poi deve risolvere il problema della voce, finire le ricerche, completare il Percorso. Non è pronto, ancora.

Sul Quaderno Privato, Dario ha la sintesi di tutto: mappature e strategie, i luoghi dove nascondersi, ad esempio se è inseguito dalla Polizia, e le tecniche per liberarsi dalle manette, i testi dei gruppi punk di suo fratello – che trascrive dopo i compiti – e le mosse di karate viste nei film. Quando è nel Posto Segreto, poi, chiude gli occhi per evocare il Potere della Tigre e prova nell’aria calci e pugni, come Jean Claude van Damme in Lionheart.

Dario ha scoperto di avere il Potere della Tigre durante una puntata dei Thundercats, e da allora ha iniziato il Percorso: due anni di studio disperato, prove di coraggio e di resistenza, fino alla scoperta del Respiro Magico per viaggiare nel tempo e ai primi contatti col Sé-Adulto. Tutto documentato, nel quaderno. Insieme agli appunti – ancora da mettere a sistema – di Psicomagia e Iperstizione. Obiettivo: la Teoria Unificante del Tutto. E poi dare una lezione ai bulli.

Camminando verso casa, Dario inspira e prova a dire: vigliacchi. E la voce gli esce, intera e definita. Quando è solo, la voce funziona.

*

Il peggiore è Maicol. Va in classe con Dario ma è più grande perché ha perso due anni. Non è stupido, gli piace comandare. La Grande Epidemia di Scherzi è iniziata in prima, dopo le vacanze di Natale, a causa della Disfatta Babilonica. Una brutta storia. Interrogazione a sorpresa, Dario prova a rispondere, ma il fiato è corto. Il prof incalza: hai studiato? Passo incerto, scappa la pipì, il gioco di gambe è legnoso. Si vede che non sei preparato. Il corpo alla cattedra è rigido, esposto alla classe. La mente vaga su una mappa ideale, tra il fiume Tigri, dalle rapide acque, e l’effige dorata di un idolo a pag 46 del libro di Storia. Avanti, parla! E, per la prima volta, la voce si rompe. Fa cilecca. Impreparato, scena muta, gravemente insufficiente. Per la classe, ormai, è Da-Da-Dario.

Per i grandi è solo uno scherzo. Impara a difenderti, dicono non si piange per così poco, e gli strizzano la guancia. I grandi, così approssimativi e dissociati, pensa Dario, perduti in un mondo tutto loro, senza complessità. Ma come fanno, si chiede, a diventare così coglioni?

Quello stesso Natale, all’età di undici anni, a Dario, hanno regalato un grande raccoglitore ad anelli, con la copertina dei Thundercats, e una bicicletta su cui non è mai salito. Deve prima imparare ad andarci. E per imparare, segue le corse in televisione. I ciclisti pedalano vicini senza mai toccarsi, e vanno in discesa ai cento all’ora. Lui non prova nemmeno a darsi la spinta, con un piede a terra, ma prende appunti. Prima in brutta, su fogli sparsi, poi copia tutto in bella sul Quaderno della Bici, in seguito rinominato Dell’Arte di Pedalare e integrato nel Quaderno Privato. Che non è quello dei Thundercats, è uno piccolo a righe, rilegatura normale, con la copertina dei Ramones. Comunque, salirà in sella non appena sarà pronto, per ora la bicicletta è là, e inizia a stargli piccola.

*

Dario traccia una retta. La matita lascia un piccolo scalino, come un dente scheggiato, all’altezza della riparazione. Un. Piccolo. Scalino. Il righello è da buttare. Non importa, si dice, pagheranno anche questa. Mette via lo scotch e si prepara al viaggio nel tempo. Va nel Posto Segreto, che è dietro le tende, abbassa la serranda e pronuncia la formula per invocare il Potere della Tigre – che è Invoco il Potere della Tigre, senza troppi fronzoli – poi chiude gli occhi.

Inspira ed espira. Inspira ed espira. Dentro e fuori, sempre più forte. Inspira ed es…

È la Resa dei Conti.

…pira, ritmo regolare, rotondo.

… Dario torna a casa accompagnato da una volante della Polizia. Ha un occhio nero e qualche livido – ma non piange. Per Maicol, invece, è servita l’ambulanza. Il giorno dopo arriva a scuola con le stampelle – tutta la classe li osserva – e Dario lo aspetta all’ingresso. Saluta il Capoclasse, gli fa, e quello abbassa la testa, in segno di saluto. Dario lo lascia entrare. È solo l’inizio, pensa, ed è fiero di sé…

Inspira ed espira. Lento e profondo.

Dario ha trent’anni, veste una polo nera e un grugno virile, colletto tricolore e nei tatuaggi una sintesi di feticismo identitario. Quello sull’avambraccio dice: tra gli Uomini i Guerrieri. Vive con i genitori, la madre cucina e gli lava le mutande. Fa il rappresentante nella ditta del padre. Poi ne prende il posto: eredita la ditta. La moglie lava le mutande e cucina. Il suo compito è non farle mancare nulla. Vestire bene i figli per non sembrare poveri. Non ha mai imparato a cucinare o lavarsi le mutande.

Dario espira tutto il fiato che ha in corpo. Trattiene. Inspira e riapre gli occhi dopo un’apnea di quasi vent’anni. Gli formicolano le mani. Piega di lato il collo fino a farlo schioccare. Qualcosa non funziona, in questa tempolinea.
Scrive, sul Quaderno Privato:
– le manette non le mettono ai minori;
– capanno B: trovato subito, pessimo nascondiglio;
– il potere non va preso ma abolito.

*

Il mattino seguente, Dario aspetta da solo la campanella di ingresso, appoggiato al muro del cortile, per non essere preso alle spalle. A Dario la scuola non piace anche perché è piena di regole – regole fatte dai grandi, così ottuse e limitanti. Ma tocca accettarle, perché alla scuola non c’è alternativa. Forse hanno ragione i grandi, sono solo scherzi. I bulli vanno ignorati. Ma deve stare all’erta, perché i bulli non ignorano lui. Dario non vuole problemi, chiede solo di essere lasciato stare. A volte vorrebbe essere invisibile, fare le sue cose e passare inosservato.

I bulli vanno ignorati. Il Sé-Adulto incontrato il giorno precedente gli mette i brividi: non prova alcuna nostalgia per un futuro del genere. La Resa dei Conti rientra nella logica stessa del problema – annota sul quaderno – e non può essere parte della soluzione. Gli scherzi – e tutti i giudizi esterni – vanno ignorati, scrive, il Percorso è mio, e non ammette distrazioni.

Le modifiche al Quaderno Privato generano futuri diversi, tempolinee alternative. In una di queste, ad esempio:

Dario ha ventiquattro anni, è all’ultimo esame di Storytelling Aziendale. Sta per laurearsi con Lode, mentre i suoi compagni, fuori corso, occupano le facoltà. Dario non capisce: parlano di futuro ma non danno esami, perdono tempo in assemblee e volantinaggi. Dario si sente finalmente libero, senza legami. Quando chiude gli occhi, tutto lo assale…

Inspira,

ricordi brevi, l’ingresso in un locale, passeggiate notturne e il ritorno da un concerto, solitario, magari con la neve. Cammina veloce, ha fretta, attraversa una città aliena. Si sente clandestino.

espira.

Vive di scelte occasionali e sensi di colpa. La paura che il meglio sia alle spalle. Forse, il problema della voce non se ne andrà mai. Non ho nulla da dire, pensa, per quello si rifiuta di uscire, intera. Ha il terrore di essere ignorato, come fosse trasparente, di passare inosservato.

Espirazione profonda, apnea, riapre gli occhi.
Fissa il vuoto. Poi il quaderno, e ancora il vuoto.
Storytelling Aziendale?
Scrive, e chiude il quaderno.

*

Un’altra tempolinea difettosa. Un altro passo falso verso la Teoria Unificante del Tutto. Dario ha imparato a viaggiare nel tempo per incontrare il Sé-Adulto, perché dei grandi non si fida. Ora è confuso. Guerriero, storyteller. Per la prima volta, vede il Percorso come una parabola discendente, senza lieto fine.

Maicol. Chi è, si chiede Dario, cosa sogna? Cosa fa quando è solo e nessuno lo vede? Maicol gode nel vedermi fallire. C’è una parola tedesca per questo concetto, Dario l’ha letta da qualche parte… Rosica! Perché rosica, con chi si sente in competizione, di cosa ha paura?

Sfila gli auricolari, non riesce a concentrarsi. Le parole sono come impastate, sotto un caos di chitarre distorte. È la prima volta che interrompe una trascrizione. Si alza dal letto e si trascina alla finestra, abbassa la serranda, poi tira le tende. Tenterà un ultimo contatto. Per avere un segnale, oppure la conferma che il Sé-Adulto è stato un errore di Percorso. Invoco il Potere della Tigre, dice, e inizia il ciclo di respirazioni.

Dario ha diciannove anni, è la sera della tanto rimandata Première. Prima di uscire, ripassa i Fondamentali, si giocherà presto una partita importante.

L’auto del padre di Luisa è scomoda, puzza di verdura marcia e sigarette senza filtro. La Partita dei Preliminari si gioca tutta su un punto delicato: il momento giusto per tirare fuori l’uccello. E il momento giusto è: non troppo presto, perché le femmine devono essere ben oliate – poi corretto in “unte”, sul Quaderno Privato – ma il concetto resta quello. A meno che non siano già vacche a questa età, ha sentito dire – il tanfo è insopportabile – allora si chiava prima ma di solito non è così. Qualcosa non va – seconde auto di genitori contadini – non ti senti pronto? Una puzza del genere non era prevista – non preoccuparti, fa Luisa – sui sedili nessuna info. Va tutto bene, ti riaccompagno al Campus. Fine della partita, scena muta, gravemente insufficiente. È andata così, si dice, per questa volta. Per questa vita.

L’abat-jour è accesa, il suo compagno di stanza è rientrato. Dario esita davanti alla porta, spera almeno di non trovarlo sveglio. Una volta dentro, cerca di evitarne lo sguardo ma Maicol capisce subito che è andata male

inspira. Maicol. Compagno. Di. Stan… Espira

e gli tocca la spalla. Perché non l’hai portata qui, chiede, io me ne andavo. Dario piange, non sono pronto, si abbracciano.

inspira. Si abbracciano. Ed espira.

Maicol inizia a parlare. No, non sei pronto. E vuoi sapere cosa penso? Che non lo sarai mai. Ecco, sei tornato a balbettare. Dario, tu sei il tipo di persona che prolunga la cura per non affrontare la guarigione. Vorresti saper nuotare prima di entrare in acqua o, che ne so, andare in bicicletta prima di salirci.
Dario – inspira ed espira – inspira ed espira.
Perché mi aiuti? chiede a Maicol.
Perché siamo amici, coglione. Perché non ci si salva da soli.
Non ci si salva da soli, ripete Dario.
Si, tu me l’hai insegnato, fa Maicol, ricordi?

Il respiro cresce, la musica anche. Musica? Forza il battito, blitzkrieg bop. Il fratello è rientrato prima del solito, o il viaggio sta andando per le lunghe. Dario è dietro le tende, solo, stretto forte in un abbraccio con Maicol.

Un. Abbraccio. Con. Maicol.
Che cosa ho fatto, come te l’ho insegnato?
Lo sai, dice Maicol.
Che cosa so? Cosa?

Lo sai che non devi toccare i miei dischi, dove cazzo sei?
Ti stai facendo una sega, lì dietro? Questa volta la paghi, guarda cosa faccio al tuo quaderno…

*

Il mattino seguente, Dario aspetta la campanella. Col gesso non può appoggiarsi al muro, ma non ha paura. I bulli lo circondano. Cazzo hai fatto? chiede Maicol. Dario lo guarda negli occhi, io non ti capisco ma tu capisci me, vorrebbe dirgli. Sono caduto dalla bici, risponde. Risate. E la botta in testa ti ha messo a posto la voce, fa Maicol. I bulli si allontanano.

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