Le probabilità composte

di Marcello Luberti
Copertina di Dario Faggella

Tanti giorni vuoti, ma stasera ho l’imbarazzo della scelta. In TV danno DOC, la storia del medico che ha smarrito la memoria, finalmente uno sceneggiato che mi prende. Ma c’è anche la Roma all’Olimpico in Europa League, che quest’anno pare, dico pare, vada forte. E poi devo esordire a un Circolo di scrittori amatoriali, “Datti-allo-scritto”, on-line visti i tempi che corrono.

La decisione va presa statistiche alla mano.

Primo: DOC lo posso rivedere anche domani su Rai Play, ma qual è la probabilità che qualcuno mi telefoni e mi dica cosa è successo? Direi, a occhio, 25%. Diversi amici lo stanno seguendo con trepidazione.

Secondo: guardando i dati storici della Roma, dal 2001 nelle partite in casa della fase a gironi delle coppe europee abbiamo una percentuale di vittorie del 76% e una probabilità del 54% di vincere con almeno due goal di scarto. Riuscirei a vedere la partita in differita senza interferenze degli amici? Si, al 95%. 

Ok, d’accordo, stacco il cellulare, voglio dare una chance alla scrittura.

Per “Datti-allo-scritto” ho buttato giù, senza fare tanti calcoli, un racconto su Cecilia, la quarantenne tormentata che si prepara all’incontro con un uomo appena conosciuto. Parte il collegamento, diverse facce nuove scorrono sul video, finché compare una bella donna sui quarant’anni con gli occhi celesti e un viso da sfrontata. Sull’etichetta di Zoom c’è scritto Alessandra Consoni.

Sento un rumorino, un clic.

Quegli occhi, quegli zigomi così pronunciati dove li ho visti? Ma sì, sono proprio lo sguardo, le guance di Matilde Gioli, l’attrice protagonista di DOC. Che combinazione, rinuncio a Matilde in TV e ritrovo una sosia a “Datti-allo-scritto”.

«Benvenuto tra noi» dice Alessandra sbracciandosi.

Arriva il turno della mia storia. Afferro i miei fogli. Un colpo di tosse e un po’ d’acqua per schiarire la gola. «… Qualcuno si era dato da fare per combinare l’incontro? …». Mi fermo per scrutare la reazione degli altri. «Glielo presentarono a casa di Marilisa…». Torno sulle pagine. Comincio un po’ a tartagliare «Cecilia, co-conosci Corrado Bontempo? È un nuovo co-collega di Ruggero, viene da Catania».

Appare Alessandra sullo schermo in primo piano. Perché è lei a occupare il monitor, se sono io a parlare? Abbasso gli occhi. «… Il giorno dell’appuntamento, Cecilia fu scontrosa, quasi intrattabile …». Occhi sul monitor. Alessandra è sempre lì. Prendo fiato e chino la testa per leggere. «… Tacchi o scarpe basse? Tacchi tacchi tacchi … che domande».

Appoggio i fogli sul tavolo, uno cade per terra. Ho la gola secca, bevo. Alessandra, in primo piano, annuisce. È apparsa tutto il tempo sullo schermo, come se esistessimo solo io e lei.

«Bravo, complimenti». Mi strizza l’occhio. Vuole sapere come va a finire la storia: «Cecilia sposa Ruggero?»

«Non so rispondere, sono uno statistico, ma al momento non riesco a stimare la probabilità di un matrimonio tra i due».

La serata continua con altri racconti, li ascolto distrattamente perché nel frattempo leggo le storie che Alessandra ha postato sul sito del Circolo, sono curioso di capire chi è: è sposata, separata, single? I suoi racconti parlano di donne in conflitto in situazioni difficili, disturbanti. Immagino abbia dei problemi , ma scrive bene.

Avverto un altro Clic, deve essere dal computer.

«Ti andrebbe di conoscerci?» messaggia lei.

Che botta, questa non perde tempo. La storia di Cecilia l’ha proprio colpita. Deve essere single, o almeno libera da gravami. Calma e gesso. Non faccio vedere che rispondo subito, mi controllo, aspetto qualche minuto, anche se faccio fatica a rimanere fermo.

«Volentieri, domani ti invio una mail e prendiamo contatti».

Saluti e baci di tutti a tutti. Annunciano che il tema dei racconti per il prossimo mese sarà la parola “fortuna”, chissà se finalmente ne arriva anche per me. Con Alessandra rischio di stabilire un record: le serie storiche dicono che gli statistici rimorchiano il 72% in meno della media nazionale dei maschi adulti tra i 40 e i 50 anni.

Vado a dormire elettrizzato, penso alla sosia di Matilde Gioli, a quello che potrà accadere quando la incontrerò. La notte è concitata, con diversi risvegli. Nell’ultimo saliscendi compare in sogno mia cugina Veronica.

Mi sembra di percepire una spinta, poi un Clic.

Veronica è al mio fianco sul divano, siamo entrambi vestiti, scivola sdraiata con le gambe leggermente aperte e strofina lasciva la mano sul pube, scolpito da pantaloni aderentissimi.  «Dai che possiamo farlo», mi fa, del tutto seria. Si compiace nel vedere le mie reazioni al cambio di registro. Vuole sfidarmi, è intenzionata ad abbattere una barriera tra noi. Mi mostro riluttante ad accettare le avance. «Dillo, ti ho sorpreso, non la facevi così attraente quella zitellona ipocrita, perennemente insoddisfatta di tua cugina, non è vero?». Rimango fermo. Temo mi stia prendendo in giro. Sbottona lentamente la camicia azzurra molto chic, quindi si ferma, intuisco un reggiseno nero ricamato. «Che riesci a sbirciare cuginetto bello? Non ti eri mai posto il problema, dillo… Vorresti vedere qualcosa di più o basta così?»

Al culmine della tensione mi sveglio, non reggo all’indecenza. Il sogno non va avanti, finisce così, o l’autocensura mi impedisce di ricordare altro, non so. Che cosa assurda, non l’avevo mai immaginata così, Veronica. Sono sempre stato attratto da lei, ma è mia cugina, ha quindici anni meno di me.

Mi alzo, meglio cancellare tutto dalla memoria, mi impongo di pensare all’invito di Alessandra. Vuole veramente conoscermi, è interessata a me? Ma guarda che mi doveva capitare. Un po’ rintronato mi muovo per la casa in solitudine, meglio soli che dover dare risposte a qualcuno, mi metto a preparare la colazione, squilla il cellulare. Chi sarà alle sette del mattino? È mia sorella Chiara. Penso subito a qualche disgrazia, ecco, di sicuro mamma si è aggravata: ha già campato sette anni di più dell’aspettativa media di vita delle donne nate nel 1927.

Nel telefono sento come un Clic.

La mamma non c’entra, Veronica le ha rivelato che andrà a vivere da sola nella casa acquistata in vista del matrimonio con Fabrizio. C’era in ballo questo colpo di teatro e le mie tabelle statistiche non hanno registrato nulla. Perdo colpi. Può darsi che sia tutto un caso.

Invece penso che ogni evento sia calcolabile, anche dopo che è accaduto; è il mantra di ogni statistico. Tengo tutto sotto controllo. Non reggo all’incertezza, perché non si vede, non si tocca, non si sente. Non riesco a stare fermo, devo calcolare.

Sparecchio il tavolo, accendo il computer e apro una cartella Excel. Consulto le mie elaborazioni statistiche e trovo la probabilità dell’evento “Scrittrice di Roma di mezza età con gli occhi simili a quelli di una bella attrice italiana”: una su 100.425. Meno dello 0,01 per mille.

Da una tabella sui matrimoni a Roma Nord nel 2017 estraggo la probabilità di Veronica di rimanere zitella. Il 13,5 per cento.

A priori, la combinazione dei due eventi, la probabilità che avvenissero insieme, era di appena di 1,34 su un milione. Un nulla. Eppure, Alessandra ha davvero cliccato il comando “non avrai altra immagine all’infuori di me”. E Veronica ha veramente rotto le catene di un matrimonio già scritto. C’è una connessione tra i due fatti, Alessandra e Veronica? Si tratta di probabilità condizionate o di probabilità composte? Le mie competenze statistiche vacillano.

L’imponderabile, un evento pressoché impossibile, sarebbe invece la telefonata di un editor che sponsorizza il mio primo romanzo dopo aver letto il racconto che ho pubblicato la settimana scorsa su “No Tales”. Irrealizzabile, forse, ma devo capirlo con i numeri.

Qual è la probabilità della telefonata? Consulto le serie storiche, ma non trovo dati affidabili. Nemmeno un bookmaker riuscirebbe a quotare la telefonata, sembra proprio un evento escluso dalla realtà, ma non demordo. In base alle informazioni disponibili, qual è la probabilità della telefonata dell’editor? Faccio tutto da solo: prendo il numero di titoli di narrativa stampati in un anno, quello dei lettori abituali, degli aspiranti scrittori di romanzi e degli editor professionali. Il tutto farebbe una percentuale dello 0,67 per cento.

La probabilità non è altro che il buon senso ridotto a calcolo, disse Laplace, ma non poteva immaginare che nelle mie mani può diventare follia.

Rimetto ordine nei dati e inserisco un paio di formule che permettono di comparare fenomeni di matrice eterogenea: è una percentuale dello 0,67 per cento, significa che la telefonata dell’editor è 4.900 volte più probabile della catena di fatti che si è già realizzata, l’accoppiata Alessandra-Veronica, che avrei considerato impossibile solo ventiquattro ore fa. Mi scoppia la testa. All’improvviso lo schermo si spegne, poi si riaccende, non so perché. Devo sbrigarmi per andare al lavoro.

Drin… drin… drin…

Eccola, è la chiamata dell’editor, lo sento. Ormai non ci sono più limiti al caso.

«Pronto?»

«Eugé, hai visto che gol Calafiori?»

Ti pareva, lo stronzo che mi anticipa il risultato della Roma.

«… Ah, sei tu Roberto, no, me lo sono perso, ho avuto altro da fare».

«Un capolavoro. Diciotto anni, te ne rendi conto? Vattelo a rivedere su YouTube».

«Si, appena posso ci vado, non mi dire il risultato, ti prego, ora ti devo lasciare, scusami. Stanno accadendo delle cose strane, poi ti racconto, non ti dispiacere. Devo tenere il telefono libero».

4.900 volte più probabile, continuo a riflettere.

Drin… drin… drin…

Stavolta niente imbrogli, è l’editor, sono sicuro.

«Eugenio, sei tu?»

«… Veronica… che combinazione».

«Ti volevo parlare, scusa per l’ora», sembra angosciata.

«Che è successo? Tutto bene?», cerco di fare l’indifferente.

«Diciamo di sì, la sai la notizia?»

«Eh, sì. Cinque minuti fa, me l’ha detto Gianni… cosa è successo? Vi siete lasciati, proprio ora?»

«Era un po’ di tempo che non funzionava», non sembra poi così rattristata.

«Mi dispiace» non posso fare a meno di dire, anche se quel Fabrizio non mi è molto simpatico.

Il telefono fa un rumore di sottofondo, poi un Clic.

«Ma ti devo dire un’altra cosa. Stanotte ti ho sognato… dovrei parlarti…», dice come se rivelasse un segreto.

«So tutto, anch’io avrei qualcosa da dirti…»

«Sai tutto cosa?»

«Del sogno».

«Sei matto, che dici?»

«No, no, sto benissimo, giuro».

«Scusami, ma come fai a sapere del sogno? Non capisco. Vediamo, come era questo sogno?»

«Non è semplice dirti per telefono. Vediamoci domani sera, sei libera? Ti invito a cena». Oggi sono proprio lanciato, mi meraviglio di me.

«D’accordo. Domani sera a casa tua».

«Ti aspetto. Ora però ti devo lasciare, scusami. Sto aspettando una telefonata importante».

Mi preparo per uscire, sono già in ritardo. Il telefono finalmente si acquieta. Mi metto l’anima in pace, accantono l’idea dell’editor. Sento però un motore che mi ronza nella testa, un acufene insopportabile. Cosa sta succedendo? Controllo la pressione: niente, 75-118. Anche il battito cardiaco è ok. Se continua, dovrò andare da un otorino.

Provo a disegnare nella mia mente gli alberi decisionali che si svilupperanno dopo gli shock di Alessandra e Veronica. L’imponderabile si sta prendendo gioco di me, come gli ignoranti sarò preda del caso, del caos. Il rumore non accenna a finire.

Mi incammino verso la metropolitana, aria di tramontana oggi a Roma. È una bella giornata, ma il motore nel cervello non si spegne. Devo ricordare di mandare la mail ad Alessandra.

Drin… drin… drin…

Clic

«Pronto, parlo con Eugenio Forzani?»

«Si, sono io, chi parla?»

«Sono Gaspare Alvisi, non ci conosciamo, sono un editor della Nave di Teseo, ha presente Elisabetta Sgarbi? Mi ha dato il suo numero Marco Antinori di Datti-allo-scritto»

«Ah, sì, Marco, come no …»

Quindi era vero, 4900 volte più probabile, la statistica non è solo follia.

«Mi piacerebbe fare due chiacchiere con lei. Quel racconto, “L’imponderabile”, uscito su “No Tales”, mi ha veramente colpito, mi sembra ci siano molti spunti per qualcosa di più strutturato, un racconto lungo, un romanzo forse».

«Vede che avevo ragione?»

«Ragione, di cosa, mi scusi?»

«No, niente, dicevo tra me e me».

«Mi dice un giorno della settimana prossima in cui possiamo incontrarci, che ne so, per prendere un aperitivo, che pensa?»

«D’accordo, dovrei prima fare qualche conteggio, però, le dispiace se la richiamo a questo numero?»

«… no, certo. Allora, aspetto una sua chiamata…»

«D’accordo, grazie, a presto».


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